Slide – Le origini

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Gli strumenti musicali più arcaici ritrovati nei siti archeologici nel corso di numerosi scavi sono principalmente flauti di vario tipo realizzati in osso, tuttavia è ipotizzabile che le percussioni e anche alcuni cordofoni fossero utilizzati presso le popolazioni primitive. Di questi strumenti è difficile se non impossibile trovare traccia data la deperibilità dei materiali costruttivi (probabilmente legno corda e tendini di animale), esempi di strumenti probabilmente simili a quelli di antica produzione sono attualmente utilizzati da alcune popolazioni africane. La tecnica della divisione in tasti è complessa nella sua realizzazione e senza dubbio far scorrere sulla corda di uno strumento un oggetto per variarne la lunghezza della parte vibrante è il metodo più semplice per ottenere un’infinità di note e per controllarne l’intonazione, è facile quindi supporre che si utilizzassero strumenti arcaici di vario tipo basati su questa tecnica esecutiva.

Alcuni di questi strumenti provengono dall’area africana centrale e occidentale e dal medio oriente.

Molte delle caratteristiche della musica blues (in particolare la struttura antifonale e l’uso delle blue notes) possono essere fatte risalire dalla musica africana. L’entomologo Gerhard Kubik è stato il primo a evidenziare i parallelismi tra certi elementi del blues e la musica islamica dell’Africa Centrale e Occidentale, zone dalle quali provenivano molti schiavi deportati negli stati del sud degli USA, mancano riferimenti storici precisi, ma sicuramente quella musica si basava su intervalli musicali differenti da quelli del sistema occidentale (temperamento equabile). Questa caratteristica ha incoraggiato l’utilizzo della tecnica slide per riprodurre le sonorità delle tradizioni musicali originarie.

Il primo riferimento di uno strumento suonato con questa tecnica è la “vichitra vina” , un cordofono indiano realizzato con un manico senza tasti su due zucche svuotate che fungono da casse di risonanza (La tradizione musicale indiana suddivide ogni ottava in 22 note anziché  12 come nella scala occidentale) .

La Vina è considerata uno tra i più antichi strumenti indiani. Il suo nome deriva da un’arpa dell’antico Egitto, il Bin (nome poi alterato in Vina). La Vina ha sette corde ( quattro da tocco e tre che si allungano sulla parte sinistra del manico). Le corde non sono pizzicate da un plettro ma dalle unghie del musicista che vengono lasciate crescere molto lunghe. Si suona inginocchiati davanti allo strumento che è mantenuto in posizione orizzontale facendo scorrere sulle corde una sfera di vetro o di pietra tenuta sulla mano sinistra, allo stesso modo della barra d’acciaio utilizzata per suonare la moderna “Lap steel” ( vedi foto), qui ovviamente le analogie si fermano, la sonorità della vina è particolarissima ed è tuttora utilizzata da vari musicisti della tradizione musicale indiana.

Lo slide e le Hawaii

Quando si parla di queste bellissime isole che ci fanno subito pensare a vacanze ideali, la musica di sottofondo che immaginiamo ha un suono di chitarra languido e caratteristico che chiamiamo “chitarra Hawaiana”, un’immagine un po’ stereotipata che ricorda la nostra italianissima di “Pizza tamburello e mandolino” cara a un certo turismo straniero.

In realtà quella che immaginiamo una musica tipica locale si è diffusa alla fine dell’800 con la scoperta da parte dei nativi della chitarra, strumento importato dai cowboys portoghesi, spagnoli e messicani. Gli abitanti delle isole erano dotatissimi musicalmente per la tradizione del canto corale diffusa nell’isola, le antiche forme musicalivenivano tramandate oralmente di generazione in generazione, specie fra le caste nobiliari o di sangue reale, Gli antichi canti erano celebrativo-narrativi; molto si è infatti potuto apprendere della storia delle Isole attraverso i testi che narravano le vicende storiche, solo più tardi compaiono brani dedicati alle bellezze della natura.

Si dice (non esiste una conferma ufficiale) che lo studente Joseph Kekuku nel 1894 suonando contemporaneamente chitarra e pettine avvolto nella carta velina, fece cadere accidentalmente il pettine sulle corde. Scivolando sul manico l’oggetto produsse il classico suono che conosciamo. Kekuku intuì le nuove possibilità esecutive di questo suono “scivolato” (slide) e fece sua questa tecnica che da allora si diffuse nelle isole utilizzando per eseguire ed ottenere lo slide gli oggetti più disparati : anelli, tubi, coltelli, sbarrette d’acciaio e con lui si inizia a parlare di “tecnica slide”

In seguito, Kekuku trasferitosi nel continente americano a Los Angeles  aiutò lo stile hawaiano a espandersi, insegnando la tecnica esecutiva a vari studenti, uno dei qualiMyrtle Stumpf , realizzò per la prima volta un metodo per imparare questa tecnica intitolato: “Original Hawaiian Mehod for the Steel Guitar”.


metodo originale per la Steel Guitar da Mirto Stumpf, Southern California Music Company, 1915

Nasceva così la “steel guitar”dalla barretta (steel) fatta scivolare ( slide ) sulle corde, da qui il nome di slide dato a questa tecnica e si inizia a parlare di slide guitar.

Nel 1893 un gruppo di cittadini di origine straniera imprigionò la regina Lydia Liluokalani, ed offrì le Hawaii agli Stati Uniti, probabilmente allo scopo di ridurre i dazi americani sullo zucchero esportato in quantità dalle isole.

La regina abdicò, ma gli Stati Uniti dichiararono che la rivoluzione era illegale e rifiutarono l’offerta. I rivoluzionari fondarono quindi la repubblica delle Hawaii. Nel 1896, dopo la guerra degli Stati Uniti contro la Spagna, in cui l’America riuscì ad ottenere le Filippine e Porto Rico, il governo della Repubblica delle Hawaii offrì nuovamente la sua adesione agli Stati Uniti. Questa volta l’offerta fu accettata, le isole diventarono il Territorio delle Hawaii. La musica americana sbarca quindi nell’isola, è il momento del “tempo stracciato” il ragtime, il genere musicale si adatta perfettamente al nuovo strumento e alle accordature aperte che facilitano un uso pianistico della chitarra e i nativi fanno loro in un batter d’occhio i nuovi schemi musicali diventando dei virtuosi di questa musica.

Lo strumento utilizzato non era altro che una normale chitarracon corde d’acciao e con un’action aumentata per evitare che la steel.bar urtasse la tastiera. Le accordature utilizzate erano principalmente: Maggiore ( DGDGBD), Wahine ( GDF#BDE) e Manua Loa (DGDDGD).

Le Band hawaiiane conquistano con il loro virtuosismo il continente americano. Le string band hawaiiane sbarcarono negli USA e in particolare Frank Ferera si esibì nel 1902 con la sua band in occasione della Panama Pacific Exposition e come lui, altri artisti come Sol Hoopii, Jim and Bob Pauole Holstein (The Genial Hawaiians) protagonisti di numerosissime registrazioni messe in onda nel 1930 alla radio di Chicago, Andy Sanella, Roy Smeck, O.T. Coffin e molti altri furono molto apprezzati negli USA.

L’hawaiian steel string guitar più conosciuta come chitarra Weissenborn, fu inventata da un liutaio di origine norvegese, Chris Knutsen ed esposta  per la prima volta nel 1909 su progetto probabilmente suggerito da Kekuku o da un altro musicista hawaiano all’Ayp, la Fiera di Seattle. Lo strumento deve la sua esistenza all’introduzione delle corde in acciaio “steel”, prerogativa  per essere suonata appunto in posizione “lap”  sulle ginocchia. Sembra che originariamente si utilizzasse la chitarra tradizionale in posizione orizzontale stimolando l’invenzione dell’Hawaiian Steel String guitar, abbinata alla Musica Hawaiiana. Resa comunque famosa da Herrmann Weissenborn, liutaio di origine tedesca che dal 1914 al 1936  guidò una produzione considerevole di questi strumenti fino  all’introduzione delle chitarre resofoniche (con risonatore) o Dobro superiori per il maggior volume, non certo per la timbrica che nella chitarra Weissenborn  è stupefacente. Costruita originalmente in legno di Koa (tipico legno delle Isole Hawaii protetto oggigiorno e utilizzabile solo da alberi già morti) ha come legni sostitutivi il mogano (top, fondo e fasce), l’abete Sitka (top) ed acero (fondo e fasce). Il suono di questo strumento è molto caldo e dolce con molti bassi e possibilità tecnica di escursioni di intervalli di note ampi come del resto per tutte le chitarre slide . La cassa acustica arriva fino alla paletta, la tastiera incollata al corpo evidenzia i tasti di legno incastonato. Il ponte tipicamente a forma di pipistrello (bat) ha come ossicino un tasto di metallo. Un’ampia cassa acustica priva di manico supera qualsiasi chitarra in volume e dolcezza.

Le Chitarre Resofoniche

Nei primi anni 20 entra in scena un nuovo strumento innovativo che risolve il più grosso problema delle chitarre costruite con il tradizionale sistema delle incatenature di derivazione spagnola : il volume di emissione del suono.

In America un liutaio di origine cecoslovacca Jhon Dopyera introduce il sistema dei risonatori (lo stesso dei diaframmi degli altoparlanti) inseriti nella cassa della chitarra, il primo modello realizzato presenta un elemento a forma di T che trasmette il suono a tre risonatori conici in alluminio con un diametro di circa 15 centimetri, due per le frequenze basse e uno per gli acuti, alloggiati sulla tavola anch’essa metallica come tutta la cassa. Il sistema fa vibrare intensamente l’aria nella cassa e il suono viene emesso da una griglia ai due lati della tastiera e da tre aperture in corrispondenza dei risonatori. Dal 1927 Dopyera con i fratelli Rudy e Ed fondarono la società National assieme a George Beauchamp che fornì i capitali indispensabili per l’acquisto dei torni e e delle attrezzature per lo stampaggio delle casse iniziando la produzione in serie di questo strumento con il nome di Tricone. Oltre ad un maggiore volume la Tricone presentava un sustain considerevole ed un aspetto moderno che fece la sua fortuna.

Successivamente si aggiunge un nuovo progetto resofonico alla fortunata produzione della National. La nuova chitarra utilizza questa volta un unico risonatore di diametro più grande (circa 24 centimetri). Il cono viene bloccato da uno spessore di legno, per la maggior parte di acero che per la sua durezza e consistenza garantisce stabilità all’ancoraggio e una buona trasmissione delle vibrazioni. La forma del ponticello ricorda un biscotto, e infatti è “Biscuit” il nome di questo nuovo modello. Il suono esce da due buche a forma di f ai lati della cassa e da una griglia posta sopra al risonatore, la cassa è sempre metallica.

Nel 1928 nascono contrasti ai vertici della National tra i fratelli Dopyera e George Beauchamp. I fratelli decidono di lasciare la società e fondano la Dobro, da DOpyera BROthers. Non potendo utilizzare il progetti originari ancora di proprietà National, il nuovo modello di chitarra viene modificato e si riduce a un solo risonatore concavo e conico che ha al centro un altro cono convesso e più piccolo. Il suono viene trasmesso al sistema risonante da una struttura metallica fatta a forma di tela di ragno, il nuovo modello si chiama infatti Spider. La cassa della nuova Dobro è in legno mancando i complessi macchinari necessari per la realizzazione delle casse metalliche. Queste caratteristiche conferiscono comunque alla Spider una sonorità particolare e caratteristica molto apprezzata dai musicisti (sottoscritto compreso). Il suono esce da due griglie circolari ai lati della cassa e da una più grande posta sopra ai due coni sovrapposti.

Due popoli… due storie molto diverse…  lo slide è stato nelle mani, oltre che dei musicisti hawaiani con le loro sonorità solari, anche in quelle del popolo del“blues”, gli ex schiavi delle piantagioni di cotone. Dalla Lousiana, dal Mississippi e dagli altri stati del sud degli USA lo slide è il cavallo di battaglia di bluesman come Son House, Robert Johnson, Tampa Red, Elmore James e molti altri che ci hanno lasciato la loro musica indimenticabile.

Ma il volume…. certo, la resofonica ha sicuramente migliorato le cose, tuttavia la presenza sonora di strumenti come il sax o la tromba è ancora lontana. Arriva finalmente il momento della chitarra elettrica.

La Chitarra Elettrica

Fu Lloyd Loar, il progettista della Gibson dal 1920 al 1924 che condusse i primi esperimenti in questo senso utilizzando dei rilevatori in prossimità delle corde. Il concetto di chitarra elettrica deve però molto alla genialità di Adolph Rickenbacker, la sua creazione fuun solenoide ( un avvolgimento di filo di rame ) avvolto attorno a un materiale magnetico che avrebbe generato per induzione un campo magnetico sulle corde d’acciaio della chitarra e nel 1931 realizzò il primo pick-up elettromagnetico in grado di trasformare le vibrazioni delle corde in impulsi di tipo elettrico ed iniziò ad applicarlo ai normali strumenti acustici, creando una chitarra hawaiana elettrica chiamata frying pan guitar in due modelli (A22 e A25) soprannominata “La padella”.

La primissima chitarra elettrica fu una una Gibson che nel 1935 iniziò la produzione del modello ES 150, una chitarra con cassa e aperture a “f” sulla tavola dotata di un unico pick-up.

Questa caratteristica cambiò radicalmente il ruolo della chitarra (e dei chitarristi ovviamente) che si affermò, dapprima timidamente, poi con sempre maggiore incisività in tutti i generi musicali per l’estrema versatilità del suo utilizzo e della gamma sonora che offriva grazie all’amplificazione che consentiva volumi di tutto rispetto.

Il nuovo strumento si affermò anche tra i cultori dello slide, le chitarre orizzontali (lap steel) in particolare si arricchirono di nuovi modelli e possibilitàcon 10 corde e doppi strumenti per sfruttare contemporaneamente più accordature aperte. Il “country” è il genere musicale dove questi strumenti sono tutt’ora in primissimo piano, tuttavia anche artisti “pop” la hanno utilizzata con grande originalità : ascoltate ad esempio la bellissima “You and I” degli Yes dove Steve Howe inizia con un’intro alla lap steel di grande effetto. Fa anche il suo ingresso un nuovo strumento : La pedal steel guitar; la principale differenza è la presenza dei pedali. Lo strumento viene suonato (in parte) con lo slide che qui si definisce “tone bar“. A causa della rigidità della barretta d’acciaio, è impossibile suonare contemporaneamente corde diverse in posizioni distanti su uno strumento privo di pedali. Se, per esempio, la chitarra è accordata in un accordo maggiore saremo vincolati da quell’accordo; non ci sarà modo, quindi, di suonare in minore. Molti musicisti hanno cercato di risolvere il problema usando le più disparate accordature combinando accordi maggiori e minori, trovandosi però di fronte a numerose limitazioni armoniche.

Per contro la pedal steel guitar  consente un numero illimitato di accordi e inversioni, grazie ad un sistema di pedali e leve azionabili con le ginocchia (knee levers) che alterano meccanicamente l’intonazione delle corde mentre stiamo suonando. Le note non si trovano necessariamente allo stesso posto sulla tastiera. Il “Do centrale”, tanto per fare un esempio, si ritrova in 4 diverse posizioni sulla stessa corda. I pedali possono lavorare nella stessa direzione in cui muoviamo la steel bar o nella direzione opposta, per cui non è solo possibile ma decisamente comune spostarci con la steel bar salendo di un tono ed ottenere, grazie ai pedali, un suono più acuto di due toni, di un tono e mezzo e, perché no, lo stesso suono o addirittura più basso! Quindi non c’è una relazione fissa tra la posizione della mano sinistra ed un suono o set di suoni.

Chiaramente questo fa sì che la pedal steel sia uno strumento molto difficile da apprendere, mancando, qui, la maggior parte delle regole comuni sui principi di funzionamento degli strumenti a corda. A modo suo però, superati certi schemi “abituali” ha una logica ineccepibile e del tutto originale. Dal punto di vista prettamente fisico, suonarla richiede l’uso di entrambe le mani, entrambi i piedi ed entrambe le ginocchia. Inoltre non c’è quell’abituale ed importante sensazione tattile che di solito fa sì che le mani sappiano in che parte del manico ci troviamo, ed è per questo che si usano molti riferimenti visivi sulla tastiera. E’ quindi uno strumento dove si devono guardare le mani ed è indispensabile ascoltare attentamente quel che si sta facendo, per assicurarsi che l’intonazione sia corretta.

La chitarra elettrica consentì di inserire la tecnica slide in qualsiasi formazione musicale, in particolare la sua sonorità divenne più aggressiva e più estesa grazie al manico più lungo delle chitarre elettriche (praticamente due ottave), grandi chitarristi specialmente nell’ambito rock e del blues la utilizzarono e la utilizzano tutt’ora, Eric Clapton e Duane Almann nel periodo di Derek and the Dominos, Jimmy Page nei Led Zeppelin, Johnny Winter e molti altri, ogni chitarra elettrica è utilizzabile per suonare in stile slide, (purché l’action del manico non sia troppo bassa e le corde non troppo sottili) e vendono tutt’ora usate sia le accordature aperte che l’accordatura standard.

Le vecchie chitarre acustiche, la chitarra Weissenborn e le resofoniche sono tutt’altro che estinte e dimenticate, amplificate in varie forme (la resofonica in particolare credo sia uno degli strumenti più difficili da amplificare fedelmente) sono tutt’ora utilizzate da bluesman e musicisti di tutto il mondo che le apprezzano per il loro suono naturale e insostituibile; tre nomi tra i tanti anzi tantissimi musicisti che le imbracciano tutt’ora : il nostro Alex Britti, Eric Sardinas, virtuoso delle resofoniche e Ben Harper che suona spesso una Weissenborn.

Sandro Agostini

Johnny Winter
Johnny Winter
Duan Almann con la Resofonica
Duane Almann con la Resofonica

 

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